Testi critici

Alba Visconti, Marcello Venturoli, Pedro Fiori, Roberta Fiorini, Alvaro Spagnesi, Benvenuto Guerra, Domenico Fargnoli, Marco Pierini, Claudio Giomi, Giuseppe Martucci, Carlo Cinelli, Celestino Roccanova, J. Luis Montané, Luigi Serravalli, Anna Rolli, Normanno Locci, Christine Zulk, Ruggero Sicurelli, Peter Porcal, Nora Segreto, Laura Novello, Federico Bonato, Sonia Corsi, Pier Giacomo Petriolo, Marco Pierini, Ivan Neumann, Alessandro Lazzeri, Ilario Luperini, Romano Morando

Tumulti di superficie
Spazio e materia, colti nel rapporto dialettico, danno sostanza visiva alle opere di Cecilia Chiavistelli. Queste immagini fortemente dinamiche, rivelano la “cifra” della sua identità artistica ed esistenziale.
Cecilia Chiavistelli è testimone di quella forma  di nuovo espressionismo astratto, che rappresenta una delle correnti più significative dell’arte figurativa del nostro tempo.
La sua personalità forte e vitale crea immagini dove l’oggetto si dissolve nell’evento spazio-tempo a testimonianza di quel processo creativo, quando la materia assume la sua forma.
Romano Morando

 

Dal video “Intrecci con il Barocco” 2020
Il reiterato rapporto tra concavo e convesso proprio della creatività barocca viene reso con la creazione di un elemento aggettante, costituito da materia vibratile, reso in dialettica contrapposizione tra superficie bianca e nera. Le delicate modulazioni della materia accolgono la luce e la frammentano in lievi guizzi illuministici di forte intensità espressiva.
Ilario Luperini 

 

Cecilia Chiavistelli: un viaggio al fondo dell’immagine

I dipinti su carta di Cecilia Chiavistelli, si pongono come momento significativo di una lunga attività dell’artista, dopo i dipinti su tavola e un lungo periodo dedicato alle sue magnifiche “morandiane” sculture su carta. Molti artisti impegnati nel rinnovamento del linguaggio plastico, amano la carta che, attraverso le loro mani, muta fino a sembrare un medium completamente diverso. Altri invece amano farla apparire per ciò che è realmente, esaltandola, intagliandola o creando lavorazioni a strati. Cecilia Chiavistelli non usa la carta come supporto piatto da utilizzare solo come superficie. E’ piuttosto una stratificazione di fogli incollati che regala opere che s’impongono al tatto. L’artista riesce a creare dipinti di straordinaria consistenza che trascendono la fragilità della carta, evidenziando la tendenza a indagare e a sfruttare la vitalità organica della materia e le sue possibilità espressive. Se i valori tattili, insieme al movimento, sono dunque le qualità che permettono a un oggetto raffigurato di essere percepito come esistente, le opere di Cecilia Chiavistelli s’impongono come presenze che inducono quasi a toccarne la superficie e a cogliere l’antica vocazione dell’artista per la scultura.
Nei dipinti caratterizzati da un’ampia gamma di colori, si rileva la presenza di un segno che sembra articolarsi in una suggestiva narrazione che è fenomenologia di sensazioni e pensieri. Nelle sue opere su carta la superficie o, meglio, le superfici diventano uno spazio di germinazione che Cecilia Chiavistelli sembra esplorare per far emergere segni, sensazioni, fantasie che provengono dall’inconscio. L’artista si muove stilisticamente nell’ambito di una ricerca informale che non diviene mai pura astrazione lirica. C’è, infatti, una sensibilizzazione della superficie in termini emozionali che poggia sulla concretezza tutta toscana dell’artista. Con le sue opere mira a suggerire effetti spaziali del tutto inediti. Una pittura basata sul valore del segno, tra spontaneità e controllo, tra spunti grafici e pittorici. I dipinti sono vortici, forme in movimento, narrazioni di grande densità. Le superfici spesso rugose ed irregolari danno una forte sensazione di concretezza e al contempo creano con un riuscito accostamenti dei colori una grande forza espressiva che rivela la dinamica di un percorso creativo pressoché continuo. L’attuale ricerca è un momento di passaggio, tradisce un’ansia creativa di cui possiamo solo intuire ulteriori sviluppi, perché la ricerca e l’espressione artistica è per dirla con Merleau Ponty “come un passo nella nebbia: nessuno può dire dove e se da qualche parte condurrà”.
Alessandro Lazzeri 2017
 
Le sculture di carta
Oltre ad essere una graphic designer, Cecilia è un’artista che tratta principalmente il legno, il cartone e la carta. Lavora ed espone regolarmente da diversi anni ed organizza ateliers e corsi per chi desidera avvicinarsi al mondo artistico della carta. Le sculture in mostra sono realizzate in carta velina bianca. Si tratta di una ricerca molto particolare che si propone di rivisitare e di dare un senso nuovo ad oggetti di utilizzo quotidiano. L’oggetto viene privato della sua utilità, ma gli viene attribuito un grande valore estetico e decorativo. E questo avviene in maniera semplice e rispettosa, senza deformare l’aspetto originario dell’oggetto quando questo era pensato per essere utilizzato, senza aggiungere nessuna decorazione. L’oggetto è decorativo di per sé. Il risultato è dunque una fusione tra il realismo più puro ed una decontestualizzazione totale, tra realtà e fantasia. Anche gli oggetti oscillano fra diversi contrasti: da un lato la carta con cui sono realizzati, che è solida, ma leggera allo stesso tempo; dall’altra il colore, il bianco, che dà un senso di poesia e di delicatezza, che porta in una dimensione di pace e di silenzio, ma che si fa anche notare, che riflette la luce e che ci parla, obbligandoci a interrogarci sulla sua sostanza. L’arte può nascere da tutto e le sculture di Cecilia sono un insieme di suggerimenti presi dall’esterno e di lavoro personale. Nascono dalle azioni e dai pensieri quotidiani come camminare, sedersi, mangiare, bere. Si ha l’impressione che si potrebbe creare tutto un mondo fatto di carta, leggero, pulito, candido e luminoso. Le creazioni di Cecilia sono di una bellezza delicata e, al tempo stesso, sfolgorante.
Nora Segreto 2016

 

“Cecilia Chiavistelli usa la carta, e con la carta plasma – ma verrebbe da dire taglia, incolla e soffia… componendo opere che sempre riportano gradevolezza compositiva e grande controllo nell’uso del colore. Volumi nitidi, che spesso rilevano una monumentalità profondamente compresa”.
Alfonso Panzetta