Notturni 231

In orizzontale, ricordo dei nostri primi mesi di vita, quando ancora era estranea la posizione eretta, tipica dell’uomo in attività, regista e attore sul palcoscenico della vita. Trascorriamo un terzo circa della nostra vita in uno stato di riposo fisico e incosciente. Di questa parte oscura della realtà restano pochi segni: lo spazio vissuto come traccia del nostro trascorso e i sogni.

Al mattino non restano che indizi tra le pieghe di lenzuola e coperte. Drappeggi composti casualmente, e in modo distratto che alla luce del sole noi, sapientemente, eliminiamo rifacendo a nuovo il nostro giaciglio, con grande dovizia, come un rito che appiattisce il tempo trascorso estraneo al mondo cosciente e al mondo esterno.
Le pieghe del tessuto assumono forme inconsuete, armoniche o dure, adattate alla forma del corpo che per qualche ora hanno avvolto, diventano decorative, quasi pronte per essere rese in modo artistico. I panneggi formano chiaro scuri forti e ben disegnati o morbide forme appena accennate.
Ogni giorno, svegli e distratti dai pensieri del quotidiano che ci apprestiamo a vivere, del vissuto notturno restano semplici forme solitarie e inosservate.

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